Allora, Brunelli ti rimproverano...
Mi rimproverano tante cose.
Anche di essere della Tartuca. A me dispiace solo che la Tartuca
non vinca e che vinca il suo avversario. Mi rimproverano di
aver trasformato l’Osteria Le Logge in un ristorante per ricchi
borghesi.Prima mi rimproveravano di restare ancorato al modello;
“i sapori di una volta”. Mi rimproverano di una cosa e del
suo contrario Io mi rimprovero solo se non vinco, non mi rimprovero
di perdere.
«Vincere a tutti i costi»: è diventata questa, dopo «servire
il popolo», la tua filosofia?
Se mi impegno in una cosa la voglio far bene. Metto in gioco
il mio nome, i miei soldi, il mio lavoro e quello di molte
altre persone: cuochi, camerieri, assistenti, amministratori.
La mia filosofia è questa. Mi dispiace perdere e mi rimprovero
di perdere. Se quel piatto non è riuscito o quel Brunello non
è riuscito c’è stato qualche errore. Ho sbagliato, abbiamo
sbagliato. Mi ci rode.
Quanto al popolo io continuo a servirlo.
Ma non sempre lo stesso piatto. E anche il popolo si mangia
i piatti che si merita. Anche la madeleine di Proust messa
a mollo per l’ennesima volta nello stesso tè viene a noia.
Non si può imbalsamare una formula, tanto meno un sapore. Occorre
investire e reinvestire in esperienze, in comunicazione, in
contesto.
I clienti tornano alle Logge e ci ritornano volentieri. Perché
possano ritrovare quello che li ha fatti ritornare è importante
curare la tovaglia, il piatto, la pentola, i gesti, e naturalmente
la qualità degli ingredienti. Io voglio creare una tradizione.
Creare una tradizione, che rimanga, che possa essere ritrovata,
che venga ereditata, significa innovare e investire.
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